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Recensione fuori tempo massimo: WandaVision

Quando ho saputo che sarebbe arrivata una serie tv incentrata sui personaggi di Wanda Maximoff e Visione non ero particolarmente entusiasta, probabilmente perché non mi sono pienamente goduto Avengers: Age of Ultron e non avevo sviluppato un particolare interesse verso questi due personaggi. La cosa si era ripetuta anche per Infinity War, film che puntava il focus su altri personaggi, sui membri più anziani della squadra.

D’altro canto l’ultimo prodotto Marvel, Spider-Man: Far From Home, risale a Luglio 2019 e quindi avevo una certa nostalgia, mi mancava l’atmosfera dei cinecomic di casa Disney. Ed ecco perché ho iniziato ad interessarmi maggiormente a WandaVision e perché mi sono fiondato sui primi due episodi una volta usciti. I nove episodi che compongono la serie sono stati distribuiti settimanalmente su Disney+ ed hanno costituito un vero e proprio evento mediatico internazionale, tanto che la piattaforma streaming è crashata più volte per via del numero di persone che stavano vedendo WandaVision. Ma di cosa parla questa serie?

Dopo la morte del suo amato Visione, Wanda rifiuta di accettare questo ennesimo lutto e decide di costruire, con i suoi poteri, una piccola realtà dove lei e Visione sono sposati e vivono una vita tranquilla in una cittadina, Westview. Per fare ciò, Wanda a dovuto mettere sotto scacco tutti gli abitanti della città, costringendoli a fare da “comparse” alla sua nuova vita apparentemente normale. Tutto ciò mette in allarme lo S.W.O.R.D., una agenzia di intelligence specializzata in armi senzienti, che si mette a lavoro per liberare la cittadina.

Per quanto si tratti di un cinecomic, WandaVision si presenta come un prodotto Marvel molto diverso da quelli che abbiamo già visto. Come ho detto prima, Wanda si crea una finta realtà idilliaca dove vivere tranquilla con Visione e come si fa a mettere in scena una realtà di questo tipo nel linguaggio televisivo? Con le sit-com! In ogni episodio della serie, finale escluso, la finta realtà di Wanda ha le sembianze di una vera e propria sit-com americana e ad ogni episodio corrisponde un periodo televisivo diverso. Primo episodio sit-com anni ’50 (ispirandosi perfettamente al Dick Van Dyke Show), nel secondo anni ’60/’70 e così via. Penso che questa sia stata un’idea geniale, perché le sit-com statunitensi hanno sempre avuto la funzione di ritrarre la perfetta vita quotidiana della classica famiglia americana, dove non ci sono veri e propri problemi ma solo delle situazioni comiche (per l’appunto). A differenza di altri prodotti Marvel, WandaVision ruota attorno ad una tematica abbastanza profonda e pesante: il lutto. Tutto ciò che accade nella serie parte dal rifiuto di Wanda nell’accettare la morte della persona che amava, l’ennesimo lutto per lei che da bambina dovette superare la perdita dei genitori e, più avanti, quella del fratello. Fugge dalla realtà in un’illusione da lei stessa creata ma che non placa il suo dolore e piano piano inizia a sgretolarsi fino alla presa di coscienza finale. Questo ci permette di conoscere meglio il suo personaggio e, infatti, ora nutro molto più interesse sia verso Wanda che verso Visione. Inoltre ho amato tantissimo l’interpretazione di Elizabeth Olsen, che variava stile recitativo al variare dello stile sit-com degli episodi, e di Paul Bettany, che si è rifatto ai grandi attori delle vecchie sit-com americane.

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica. Ciò che rende interessante WandaVision sono i misteri, i vari interrogativi che ogni episodio ci lascia e che dovrebbero trovare risposta nel finale, ma non è stato proprio così. La serie presenta non pochi elementi volti a far pensare al pubblico che la trama si risolverà in un determinato modo ma, una volta arrivati alla f ine, ci si rende conto che si trattavano di veri e propri inganni, che servivano solo per mantenerti incollato allo schermo. Il rilascio settimanale degli episodi è stato fondamentale perché rendeva il tutto più intrigante con il fattore “attesa” e distribuiva l’interesse del pubblico nel tempo. Se riguardiamo la serie in binge watching i nodi vengono al pettine, ci rendiamo conto di alcune mancanze fastidiose, non di fondamentale importanza ma non è quello che ci si aspettava da questa serie. Noi pubblico, fan accaniti del MCU, abbiamo invaso internet per settimane con le nostre teorie su come sarebbe finita la serie, quali legami avrebbe avuto con i prossimi prodotti Marvel e su chi sarebbe stato l’antagonista della storia. Le nostre aspettative erano troppo esagerate ma è anche vero che la Marvel ha sfruttato molto questa cosa per fare del marketing, non sempre onesto. Un altro punto a sfavore riguarda quelli che alla fine si rivelano essere i due antagonisti della serie: Agatha Harkness e Tyler Hayward. Agatha è una strega che in passato ha ottenuto dei poteri che le permettono di appropriarsi della magia altrui e, come potete ben immaginare, vuole i poteri di Wanda perché sono molto potenti. Basta, questo è tutto ciò che sappiamo su Agatha e sulle sue intenzioni, non ci sono altre informazioni che diano spessore al personaggio. L’unica cosa che lo salva è il suo carattere eccentrico e l’interpretazione dell’attrice Kathryn Hahn. Non è la prima volta che vediamo un antagonista Marvel con questo problema ma la rivedremo sicuramente in futuro quindi hanno la possibilità di renderla più interessante. Hayward, il direttore dello S.W.O.R.D., è il peggior personaggio di tutta la serie. Gli eventi narrati ci fanno intendere che non ha buone intenzioni ma, onestamente, non ho la minima idea di quale fossero i suoi intenti e le sue motivazioni. Giuro, è
il personaggio più vuoto e piatto che abbia mai visto (o per lo meno in tempi recenti).

Nonostante i vari difetti, la serie è godibile e intrattiene. Certo, il finale non è quello che ci aspettavamo ma è in regola con gli standard Marvel: semplice e spettacolare.

Paul Bettany e Elizabeth Olsen interpretano Visione e Wanda.
©Marvel Studios

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