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Aura Purpurea: il primo album della band Castelli

Il territorio dei Castelli Romani vanta una ricca storia e cultura, coinvolgendo diverse forme d'arte e la musica non fa eccezione. Castelli è il nome di una nuova rock-band locale e il loro album inaugurale si intitola Aura Purpurea.

In occasione dell’annuncio, fatto dai membri sui rispettivi profili social, ho intervistato il frontman e produttore Dario Biagiotti per conoscere meglio questo progetto.

Come nasce la band Castelli?

Il progetto Castelli nasce a seguito di un processo lungo e travagliato, fatto di cambi di formazione, progetti artistici, generi musicali. Nel 2017 esce il mio primo disco solista, Blusso. Un disco strumentale progressive rock-fusion, prodotto da Frank Marrelli e Fabio Lanciotti, e suonato in trio da me e altri due noti professionisti di Roma. Per varie ragioni, interrompo i rapporti con loro poco prima della pubblicazione del disco, quindi mi ritrovo senza band proprio nel momento di iniziare l'attività live. Nello stesso periodo, suonando in una cover band rock-blues, faccio la conoscenza di Antonio Simoni (bassista) e Dario Masani (batterista). Sviluppiamo un'affinità umana oltre che musicale e propongo loro di suonare con me per portare dal vivo Blusso. Già in quel momento, con il loro contributo e il precedente arrivo di Nicholas Amanniti alla seconda chitarra - mio ex allievo, oggi produttore e fonico di grande talento - poi, al suo posto, di Giacomo Simoni (il figlio di Antonio) alle tastiere, cominciava a intuirsi che quella formazione non era più semplicemente la "band di Dario Biagiotti", ma una nuova creatura a sé stante con una sua specifica identità. Essendo tutti provenienti dai Castelli Romani - divisi tra Castel Gandolfo, Genzano e Ciampino - e avendo come base la sala prove personale di Antonio a Castel Gandolfo, decidiamo di chiamare il progetto Castelli, a rimarcare non solo il legame con questa terra ma anche il modo in cui essa ha influito sulla nostra musica.

Qual è il vostro background musicale?

Ognuno di noi viene da esperienze e sensibilità diverse, il che consente di manifestare idee sorprendenti in situazioni di stallo creativo. Antonio viene dal rock italiano e dal rock-blues, è un bassista essenziale e molto interessato al lavoro sui suoni, una specie di Peter Hook (ex bassista dei Joy Division e dei New Order) piu raffinato. Dario Masani viene dal professionismo musicale come me, ex allievo di Ettore Mancini, ha suonato nel giro indie con gli Io non sono Bogte ma a causa di impegni musicali ha dovuto abbandonare il progetto e al suo posto suonerà Luca Iovieno, batterista molto attivo nella scena metal. Giacomo è un virtuoso della tastiera e, essendo anche studente di cinema, il suo interesse principale sono le colonne sonore. Io suono la chitarra, canto, scrivo i brani e li produco. I miei modelli vanno dai Tears for Fears ad Al Di Meola, dai Depeche Mode a Eric Johnson, da Vangelis ad Astor Piazzolla, passando per Stian Westerhus, Martin Hannett e Raf.

Qual è stato il processo creativo dietro Aura Purpurea?

Aura Purpurea l’ho iniziato a scrivere nel 2018. La sua scrittura è stata quasi improvvisa, anche se nel tempo ha subito processi di riscrittura e necessarie correzioni di tiro. L'ispirazione per la sua creazione è scaturita da alcune idee: durante un periodo di fascino per il post-punk e la darkwave degli anni '80, abbiamo deciso di sfruttarne le caratteristiche compositive per trasformare la musica da strumentale a cantata. L'obiettivo era utilizzare i suoni e gli stilemi della darkwave, reinterpretandoli in chiave positiva, per narrare qualcosa con un lieto fine. Aura Purpurea è un concept-album che esplora il tema dell'Apocalisse, interpretandolo sia nel suo significato letterale, sia in un contesto più personale ed esistenziale, come il viaggio attraverso le rovine dell'anima. Tuttavia, per chi condivide una fede cristiana, si sa che l'Apocalisse è un racconto che si conclude positivamente. Il disco lo abbiamo registrato allo Studio di registrazione Pancarrè a Castel Gandolfo, lo studio di Antonio Simoni, tra il 2022 e il 2023.

Cosa significa il titolo dell’album?

Tutto ha avuto inizio all'epoca di Blusso, il mio primo disco. In maniera un po' pomposa, avevo immaginato quello come il primo capitolo di una trilogia sui colori. Blusso è la crasi di blu e rosso, i miei due colori preferiti, che rappresentano il fil rouge - e bleu - del disco. La trilogia prevedeva un secondo capitolo dedicato al viola e al giallo-oro, il terzo al bianco e nero. Questo secondo capitolo doveva chiamarsi "Aurea Purpurea", sempre per lo stesso criterio di giustapposizione. Passa il tempo, esce Blusso con tutto ciò che di negativo si porta dietro, ma soprattutto prende forma tutto ciò che sarebbe stato il secondo disco. Il racconto dell'Apocalisse sopra citato si svolge seguendo tre fasi della notte: il tramonto, il buio, l'alba. In questo racconto c'è una presenza costante che è quella di Dio, motore della storia e della vicenda umana raccontata. Tuttavia, non volevo che il disco esplicitasse il proprio orientamento cristiano, che trovo sia sempre un pessimo servizio reso a Dio, molto legato a una concezione ideologizzata, protestante, dello schierarsi. Qualcosa che fa comodo a chi lo fa, per farsi dare pacche sulla spalla da chi è dalla propria parte, ma non cambia nulla nelle convinzioni di chi non lo è. Volevo che il disco parlasse a tutti, credenti e non, aggirando le abitudini consolidate dei primi e le barriere ideologiche dei secondi, perché racconta una vicenda universale, che riguarda l'esistenza di ognuno di noi, che ci piaccia o no. Tolgo una "e" al titolo del "secondo disco della trilogia", che diventa Aura Purpurea, l'aura rossastra dell'alba che invade il mondo al mattino, facendo cieli nuovi e terra nuova alla fine della notte, ossia della Fine dei Tempi. Aura Purpurea è Dio. Questo è il nome con cui viene chiamato Lui nelle canzoni, ed è anche il titolo del brano che chiude l'album.

Aura Purpurea, il primo album della band Castelli, sarà disponibile su YouTube e Bandcamp dal 30 novembre 2023.

I membri della band fotografati a Castel Gandolfo. Da sinistra: Dario Biagiotti, Dario Masani, Giacomo Simoni e Antonio Simoni.


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